Dal 1997 i lettori hanno visto uscire, in ordine cronologico approssimativo, "L'amore fatale" di Ian McEwan (sindrome di de Clerambault, con tanto di articolo scientifico a cura di un immaginario primario di psichiatria e utile bibliografia pubblicati in appendice), "Brooklyn senza madre" di Jonathan Lethem (sindrome di Tourette), "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon (autismo), "Il fabbricante di eco" di Richard Powers (prosopagnosia e sindrome di Capgras), di nuovo McEwan con "Sabato" (malattia di Huntington, secondo la diagnosi del protagonista, un neurochirurgo), la giovane dottoressa Rivka Galchen con "Atmospheric disturbances" (ancora sindrome di Capgras) e John Wray con "Lowboy" (schizofrenia paranoide). E questi sono solo alcuni dei libri usciti di recente nella narrativa.
C'è poi tutta una serie di romanzi di genere, soprattutto thriller, che parlano di amnesia, disturbo bipolare e disturbo della personalità multipla. Nei libri di Balzac i giovani scrittori andavano in giro per Parigi a cercare di vendere romanzi ispirati a Walter Scott con titoli come "L'arciere di Carlo IX". Oggi, invece, un aspirante romanziere dovrebbe cercare l'argomento del suo libro in qualche angolo oscuro o inesplorato della neurologia.
(Marco Roth, da Internazionale, n.823, pg.90, rubr. Pop)