È un pomeriggio senza nuvole, quello prima della domenica di Pasqua.
Allaccio le scarpe nuove con tredici tacchetti rossi.
Sul campo le linee di gesso tracciate dal custode e gli uccelli là in mezzo che cercano qualcosa da mangiare.
Stendo forte la maglia perché ha le pieghe che la mamma lascia col ferro.
Palleggiano quelli nuovi della squadra, l'allenatore è li che si passa il pallone da una mano all’altra, da una all’altra, continuamente.
Forse aspetta anche lui.
La porta dello spogliatoio viene colpita dal medicinale da un chilo, una e più volte.
Do un’ultima passata di canfora sulle cosce, infilo i calzoncini e mi alzo.
Alle pareti le vecchie foto dei nostri, quando erano I Nostri e li conoscevano tutti.
Gente che ha fatto strada.
Un giorno sarò appeso anche io lì.
Via via scendiamo in campo, gli avversari sono là.
Uno stadio meraviglioso dentro di noi.
Ventidue, sudati e rossi in viso.
Un fischio breve e inizia la partita.
Tifosi, cori, bandiere e tamburi.
I miei compagni si danno da fare: i ciuffi mandati all'indietro, l'acne e i denti spostati.
Io ho i capelli dritti come spine in testa, i denti grandi come zanne.
Ci so fare con il pallone, potrei dribblare tutti, scartare anche l’erba e le zolle del campo, tirare in porta e segnare.
Il pubblico grida, entusiasta, segue la mia azione e quando mi buttano giù grida Rigore! anche se siamo a centrocampo.
Mancano pochi minuti, un passaggio, parto sulla fascia, vicino agli alberi della scuola, punto verso l’area. Da solo.
Passa!, Passa! Niente da fare.
Un dribbling, verso il centro, la palla sul destro, alzo gli occhi, finto il tiro, salto un avversario, finto il passaggio, sfioro di tacco, un gioco di gambe.
Davanti solo il portiere, cucchiaio, grida lo stadio, ma la palla è fuori.
Tre fischi lunghi, è finita.
Intorno al tavolo mi dicono di rompere questo uovo di cioccolata.
Negli occhi ho la palla uscita fuori di tanto così, loro a urlare di rompere l’uovo.
Non ne so niente di questo uovo, loro a gridare che devo romperlo,
Rompilo!, le facce incrostate, La sorpresa!, Rompilo!
Come clown del circo si stringono fino a mancarmi il respiro, l'aria,
alzo il pugno e lo abbasso sopra l’uovo.
Gli occhi chiusi perché non ne so ancora niente di questa pasqua.
Una pasqua
Un ricordo di un uomo. Di un tempo passato. Il tempo nella poesia è qualcosa che sovrasta il vissuto, oltrepassa il carico spirituale di ognuno di noi, arriva dentro e si estende in ogni dove... Passato, presente e futuro sono alla nostra portata, con semplicità di scrittura, naturalmente.